Ricorsi al TAR in materia di gare d’appalto: istruzioni per l’uso

Ricorsi al TAR in materia di gare d’appalto: istruzioni per l’uso

Nella particolare materia degli appalti pubblici, gli operatori economici presentano ricorso al TAR (ossia al “Tribunale Amministrativo Regionale”) principalmente al fine di ottenere l’annullamento del provvedimento che dispone la loro esclusione dalla gara oppure del provvedimento che aggiudica la gara stessa ad un altro operatore economico, posizionato subito davanti a loro nella graduatoria.

In queste situazioni l’operatore economico destinatario del provvedimento lesivo dei propri interessi si chiede: ma vale davvero la pena presentare un ricorso?

Al riguardo va tenuto anzitutto presente che, per poter proporre ricorso, è necessario prima pagare il “contributo unificato”, cioè versare una somma all’Erario per l’avvio della causa. Tale somma è particolarmente elevata nella materia degli appalti pubblici, e può arrivare fino a 6.000 euro per gli appalti il cui valore supera il milione di euro. A questo importo va poi naturalmente aggiunto l’onorario dell’avvocato per la prestazione professionale. In caso di esito vittorioso della lite, il TAR condanna la parte soccombente a rimborsare al ricorrente l’importo del contributo unificato e, talvolta, anche una parte delle spese legali (solo una parte, non tutte). In questo quadro, è chiaro che l’operatore dovrà effettuare alcune preliminari valutazioni di carattere economico, e chiedersi: “l’utile che ricaverei dalla commessa in caso di aggiudicazione è tale per cui la proposizione del ricorso sarebbe economicamente sostenibile e / o vantaggiosa?”.

Vi è anche un’ulteriore considerazione da fare prima di intraprendere la via del ricorso. E cioè quella relativa ai vizi di legittimità (ossia i “motivi” di ricorso) da far valere davanti al Giudice. Per lo più i vizi – quando sussistenti – attengono al mancato rispetto delle cause di esclusione dei concorrenti dalla gara oppure all’errata attribuzione dei punteggi alle offerte tecniche da parte della Commissione valutatrice, con una conseguente aggiudicazione illegittima.

I vizi relativi ai motivi di esclusione dalla gara possono essere utili ed efficaci, in particolare se volti a rimarcare una ingiustizia di carattere “sostanziale”. Per fare un esempio, la mancata dichiarazione in gara di un precedente penale dell’impresa è rilevante non tanto per l’omissione dichiarativa in sé (questo sarebbe un vizio solo formale), quanto per il fatto che questa omissione potrebbe essere il sintomo di una certa “non trasparenza”, e quindi inaffidabilità (appunto sostanziale) dell’impresa stessa.

Veniamo ora ai vizi relativi all’attribuzione dei punteggi alle offerte tecniche da cui è derivata un’aggiudicazione illegittima. Si tratta di vizi più difficili da far valere, perché comportano la critica alle valutazioni compiute dai commissari. E tale critica – secondo la giurisprudenza – è ammessa solo se le valutazioni dei commissari appaiono del tutto illogiche o irrazionali. Non basta cioè dire che la commissione “ha sbagliato” a valutare l’offerta, ma occorre dimostrare che lo “sbaglio” ha portato ad una valutazione, appunto, illogica o irrazionale. Dimostrazione che non è sempre facile fornire in giudizio.

Per concludere. Se l’impresa, in occasione di una gara d’appalto, ritiene di aver subìto un’ingiustizia, e se l’instaurazione di un contenzioso non rappresenta per lei un sacrificio economico troppo pesante, il ricorso al TAR rappresenta una soluzione efficace. Prestando però particolare attenzione ai motivi di ricorso che si intende far valere, in modo che il ricorso che si propone possa effettivamente essere di utilità.

 

avv. Serena Dentico – Studio Legale Barosio

 

esperta in diritto amministrativo e in diritto dei mercati agroalimentari

            serenadentico@studiobarosio.it

 

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